Demenza e deterioramento cognitivo: in vista della disponibilità in Italia di un farmaco vegetale riunione di esperti al San Raffaele Roma

Nuove prospettive per il trattamento terapeutico della demenza e del deterioramento cognitivo con la disponibilità anche in Italia di un nuovo farmaco, completamente vegetale: l’EGb 761, a base di ginkgo biloba. Di questo, e più nello specifico delle potenziali applicazioni cliniche, si è parlato durante un seminario, svolto presso la sala convegni del Centro di ricerca dell'IRCCS San Raffaele Roma.

Un focus organizzato dal farmacologo Carlo Tomino, Coordinatore Ricerca e Sviluppo dell’Istituto romano a cui hanno partecipato esperti di neuroscienze di diverse strutture sanitarie e università italiane: Paolo Maria Rossini del Policlinico Gemelli; Giovanni Scapagnini dell’Università del Molise; Vincenzo Solfrizzi dell’Università di Bari. Hanno moderato Enrico Garaci, rettore dell’Università San Raffaele Roma e Massimo Fini, direttore scientifico dell’IRCCS San Raffaele.

“Parliamo di patologie – ha detto il Prof. Carlo Tomino – che colpiscono numerosi pazienti ogni anno, non solo nel nostro Paese ma a livello mondiale; l’armamentario terapeutico in mano ai clinici, prevalentemente neurologi e geriatri, non è cosi esteso e spesso necessita di combinazioni e strategie terapeutiche in continua mutazione. Accanto alle terapie classiche si stanno affiancando anche prodotti farmaceutici estratti dalle piante. In particolare l'estratto dal ginkgo biloba "EGb 761". Eè una pianta utilizzata fin dall’antichità nella medicina tradizionale giapponese e cinese e appartiene alla categoria dei farmaci “well established use”, ovvero  prodotto in accordo agli standard previsti per i farmaci". Nel tempo il processo di raffinazione, estrazione e produzione di ginkgo biloba sono stati migliorati. Numerosi studi clinici sono stati condotti per poterne dimostrare e legittimare le proprietà terapeutiche per patologie che diventano evidenti e riconoscibili solo dopo un lungo periodo pre-sintomatico.

Gli approcci terapeutici fino a oggi non hanno avuto particolare successo. “E’ indubbio che se si può disporre di una molecola o di una sostanza naturale che abbia la capacità, come una bomba a grappolo, di colpire obiettivi diversi simultaneamente è da considerare” ha affermato il prof. Rossini, sottolineando un obiettivo fondamentale, che è quello della diagnosi precoce. “Per non arrivare quando ormai è troppo tardi, per una diagnosi precoce è importante avere strumenti che possano essere gestiti dal sistema sanitario. Questo vuol dire che devono avere un costo accessibile e che devono essere disponibili sul territorio nazionale – ha spiegato ancora Rossini - oggi abbiamo poco e abbiamo bisogno di qualcosa che modifichi la traiettoria della malattia”.

Come prevedere e identificare oggi chi si ammalerà di demenza è il problema dei sistemi sanitari, perché è evidente da diversi studi che agire in una fase prodromica alla comparsa della demenza è fondamentale e può anche determinare un calo significativo dell’insorgenza della patologia. 

Vota questo contenuto
Commenti

Pubblica un commento

Captcha